venerdì 20 maggio 2016

Sulle scelte di un operatore: strumenti e materiali di un Laboratorio

Una delle cose che ho imparato durante il mio percorso di studi Metodo Bruno Munari® è la capacità di scelta che un operatore deve avere. 
Non intendo solo la scelta in generale ma ogni singola, minuscola scelta che concorre alla buona riuscita del laboratorio.
Vi racconto, seguitemi.

Esiste tutta una serie di laboratori che un operatore può proporre: a seconda del progetto, del tema, dell'età dei bambini, dei partecipanti coinvolti (solo bambini, bambini e genitori...), della tipologia stessa del laboratorio ( più centrato sull'Arte? più verso il gioco?...).
Fatta questa prima valutazione, si comincia ad entrare nel dettaglio. 

E' una scelta non dare subito gli strumenti, ma permettere di fare con le mani.
A volte alcuni bambini rimangono fermi, fanno poco, perché poco abituati a strappare, piegare: cercano e chiedono le forbici, quasi si potesse partire solo da lì. 
Basta saper aspettare, mostrando qualche possibilità.
E' nostro compito ricordare loro che la mano è il primo strumento a disposizione, e quanto sia fondamentale l'uso e il suo sviluppo lo abbiamo visto qui.


Manipolazione della carta, Laboratorio Metodo Bruno Munari

Non  avere la colla permette di trovare soluzioni geniali, inaspettate, improvvise, frutto di un ingegno che diventa capacità tecnica e sapere manuale.



Infilare e annodare, Reti, Laboratorio Metodo Bruno Munari®

"Aquila" di Francesco, realizzata annodando fili e piume, Libro Bianco, Laboratorio Metodo Bruno Munari®

E' una scelta decidere di dare ai bambini solo strumenti neri. 
Li aiuta a rimanere concentrati sul segno, senza la distrazione del colore.


Fantasma, completato con strumenti neri,  Forma, Laboratorio Metodo Bruno Munari®
Uova pasquali, decorate con strumenti neri secondo la sperimentazione del Segno

E' una scelta decidere, altre volte, di dare gli strumenti colorati. 


Elefante, completato con strumenti colorati, Forma, Laboratorio Metodo Bruno Munari®


Uova pasquali, decorate con strumenti colorati secondo la sperimentazione del Segno

E' una scelta cercare e selezionare le immagini giuste per un laboratorio sul collage. Non tutti i ritagli, di tutti i giornali, sono belli. 
Ricordiamoci che stiamo usando l'Arte come mezzo per sviluppare qualcosa nel bambino, e che il senso del bello, il valore estetico, la qualità estetica dei materiali proposti, sono obiettivi importanti. 


Tavolo allestito con ritagli, Collage, Laboratorio Metodo Bruno Munari®

Provate ad immaginare il Laboratorio del Collage con ritagli diversi da questi. Credete che le immagini sarebbero state così equilibrate cromaticamente se i ritagli fossero stati diversi da questi? Credete che le immagini sarebbero state così perfette dal punto di vista compositivo se fossero stati dati fogli di misure a caso?
La qualità del materiale proposto aiuta il bambino a riflettere sul colore, sul peso, sull'equilibrio di un'immagine, su cosa concentrarsi davvero; così il bambino impara.


Collage, Laboratorio Metodo Bruno Munari®

E' una scelta anche la ricerca dei supporti. Perché per esempio non scegliere tinte neutre anziché colori forti, saturi, a volte diciamocelo un pochino banali, che solitamente si usano per queste attività?
La sperimentazione sarà condotta rimanendo più centrati sul fare, la resa finale sarà più improntata sulla valorizzazione dell'immagine che il bambino ha creato. 

 Collage e Forma, Laboratorio Metodo Bruno Munari®


Quante altre scelte compie un operatore? 
Ce ne sono tantissime, e tutte dimostrano quanto questo lavoro sia frutto di moltissima ricerca e di una capacità che va oltre la familiarità con tecniche artistiche, oltre la semplice didattica, oltre il piacere -importantissimo!- di stare con il bambino. 
Tutte concorrono ad una regia sapiente: si dice infatti che un buon laboratorio, cioè un laboratorio pensato molto bene prima, una volta avviato sia quasi capace di "andare da solo", e non richieda quasi più la presenza di un operatore al tavolo. 
Tutte le scelte che un operatore fa circa il materiale che proporrà sottendono alla buona riuscita del laboratorio e dunque a ciò che il bambino imparerà. 




venerdì 25 marzo 2016

Quando una maestra non fa un lavoretto nemmeno a Pasqua


Della mia ostilità verso il lavoretto ne ho parlato qui, spiegandovi come mai questa pratica, che ancora trova ampio spazio nella scuola, si sia guadagnata da tempo tutta la mia avversione. 
Per riassumere il mio livore: il lavoretto non lascia al bambino nessuna possibilità creativa, essendo per lo più l'unione di un progetto scelto da qualcun altro, compiuto come un mero, e spesso banale, esercizio di assemblaggio guidato.

Qui vi ho raccontato che però esistono anche alternative, e nello specifico vi ho parlato di una maestra che per Natale ha scelto di regalare ai genitori, come lavoretto, un catalogo di alberi di Natale realizzati dai propri figli secondo una sperimentazione del segno.
Ora, vi svelo un segreto. Io e le maestre di questa scuola (nella quale da ottobre conduco un Laboratorio Permanente Metodo Bruno Munari® ) abbiamo scelto di rinominare questo regalino festivo per i genitori, e in generale tutta la pratica, chiamandolo "l'anti-lavoretto". 

E dunque eccoci, siamo a Pasqua e  appena prima che le campane comincino a suonare noi dobbiamo consegnare un "anti-lavoretto".
Quest'anno la maestra ha scelto il tema dell'uovo.

Partiamo dall'inizio, proprio come un Laboratorio Metodo Bruno Munari®  .


Adolphe Millot, Nouveau Laurosse Illustré, 1897-1904

Cos'è un uovo?  
Chi fa l'uovo? Quante uova esistono?
Quelle della gallina, che conosciamo, ma anche quelle di struzzo -grandissime- e quelle di quaglia - piccole piccole. Ne esisteranno di più piccole? Si, basti pensare ai pesci, a quelle di salmone per esempio. E poi? I dinosauri facevano l'uovo? E quanto saranno state grandi? E chi altro ancora?




Di che colore è l'uovo? 
Giallino, bianco, rosato, marroncino, azzurro...




Che forma ha l'uovo? Non è un cerchio e nemmeno un rettangolo ma una forma, ovale appunto, così personale da dare il nome ad una forma geometrica




La maestra ha affrontato con i bambini tutti questi temi, con esempi visivi e discussioni critiche, esplorando le variabili dell'uovo e offrendo così ai bambini conoscenze e collegamenti fra le cose. 
Li ha incuriositi e resi attenti sulle possibilità e sulle differenze: forma, colore, dimensione. 
Ha infine raccontato loro come mai sono un simbolo pasquale e, sempre mostrando esempi visivi, perchè si usa decorarli per questa festa. 

L'osservazione attenta, sensibile, scientifica, ha portato ad alcune sperimentazioni.

Che forma ha l'uovo? Possiamo ritagliarla? 
Abbiamo visto che le uova sono di dimensioni e colori diversi: da carte colorate o recuperate da vecchie sperimentazioni, i bambini hanno ritagliato la forma dell'uovo. Avete presente che esercizio di concentrazione, di manualità e di coordinazione mano-occhio è questo? Sapete quanto è difficile ritagliare una forma ovale? Voi siete capaci?





Possiamo disegnare un uovo sperimentando segni diversi e con strumenti diversi?




Possiamo decorare un uovo di Pasqua con la sperimentazione del segno?









Tutte le opere che vedete sono state fatte dal gruppo di bambini di 5 anni, condotti dalla loro maestra Magdalena Lato, e raccolte in un catalogo di uova pasquali.

Ancora una volta la mia chiusa sarà sull'osservazione di quanta diversità, ricchezza, possibilità, c'è in queste opere. 
Pensate a quante cose hanno scoperto i bambini attraverso gli esempi visivi, il racconto, le riflessioni critiche circa quante uova esistono, e di quale forma, dimensione, colore.  
Pensate quanto la loro immaginazione si è messa in moto, quanto le loro conoscenze si sono ampliate.
E questo è uno dei punti base del Metodo Bruno Munari®: offrire ai bambini la competenza, sia essa teorica oppure pratica.
Perchè la creatività non è fare un bel disegno ma è scoprire, sperimentare, progettare. 
E' dall'osservazione attenta e sensibile, e dalla conoscenza, che si sviluppa la fantasia e si trasforma in creatività. 




giovedì 3 marzo 2016

Sul desiderio di disegnare: il Laboratorio della Forma


"...Quando chiedi ad una classe delle elementari in quanti disegnano, tutti alzano la mano.
Quando lo chiedi ad una classe delle medie, solo qualcuno alza la mano.
Quando lo chiedi ad un gruppo di adulti sei fortunato se uno solo alza la mano.
Quando mi chiedono quando ho iniziato a disegnare sempre rispondo: tu quando hai smesso di farlo?".

Queste sono le parole di Puño, illustratore, artista, esteta ed amico, in una conferenza sull'illustrazione e la creatività per MAD 2011, Madrid. 
Nella conferenza, che vi consiglio vivamente di vedere perché è davvero strabiliante (la trovate qui), lui dà una serie di validissime motivazioni sull'estinguersi della creatività in relazione alla crescita e al diventare esigenti verso la propria creatività.
Osservando i bambini e le attività che vengono loro proposte, ho notato quanto questa benedetta creatività venga da subito compromessa e indebolita, anziché realmente sostenuta. 

In questo post vi avevo raccontato quanto la creatività sia un tutto, quanto l'Arte non sia sinonimo di creatività ma solo un mezzo per sostenerla. L'Arte è un mezzo di espressione e di comunicazione archetipico, atavico, profondamente naturale - soprattutto all'inizio della nostra vita- per ognuno di noi. 
Una delle vie principali attraverso cui questo mezzo sboccia è il disegno. 
All'inizio il disegno è generato da gesti casuali: è lì che, quasi per caso, il bambino scopre che uno strumento lascia il segno. La chiamano fase degli scarabocchi, più avanti diventa disegno: lo diventa per noi che cominciamo a capirci qualcosa, lo diventa per il bambino che acquista consapevolezza e arricchisce i suoi segni con la sua esperienza del mondo. Compaiono  bambini, Omini Testoni, mamme papà nonni, case, alberi, il pallone, streghe e pirati e tutto quello che il bambino ha nel suo immaginario fantastico. 
E poi? 
Quando il bambino sa disegnare? Cosa gli viene proposto? 
Quanto abbandono c'è nella libertà del suo foglio bianco?
E un bambino che crede di non saper disegnare, che magari ha scoperto che non gli piace tanto, quanta paura può prendere davanti a tale abbandono? Quanto può sentirsi scoraggiato?

Ho sempre amato disegnare, fin da bambina. 
Sono fra quelle persone -poche come ci dice Puño- che possono dire ora, da grande, di non aver mai smesso di farlo. Ci ho costruito un lavoro, forse due o tre, e posso dire con certezza che disegnare è in assoluto la cosa che ho fatto di più nella mia vita e che più mi piace fare.
Eppure, ricordo il terrore del foglio bianco, del "cosa disegno ora"? 
Era un terrore legato per lo più a contesti scolastici laddove la creatività diventava, in un colpo solo, prova, prestazione, forse competizione, sicuramente risultato e in grande misura abbandono. 
Quel piccolo sgomento, volta dopo volta, prova dopo prova, mi seguiva anche a casa e si impossessava dei miei fogli bianchi. 
Avete mai riflettuto sul perchè si smette di disegnare? Sul perché un bimbo, magari ancora piccolo, dica che non gli piace disegnare? 

"Libertà che non sia abbandono" è proprio uno dei punti fondamentali del Metodo Bruno Munari ®, che su questo concetto ci viene in aiuto con uno dei laboratori base del Metodo: il Laboratorio della Forma. 
Fra i primissimi laboratori ideati proprio da Bruno Munari e progettati per la Pinacoteca di Brera e lì sperimentati per la prima volta, il laboratorio della forma ti offre la possibilità di essere creativo attraverso il disegno, sostenendo realmente le capacità del bambino, e solleticando, stuzzicando, allenando il desiderio di disegnare.

Cosa ti fa venire in mente questa forma? 


E se la ruoti?

Cosa la tua fantasia, la tua creatività, la tua inventiva riescono a vedere?



Ecco quello che ha visto, e poi disegnato, un gruppo di bambini di 4 anni. 

"La Onda"

"Montagna, una bimba e un cane"

"Un animale"

"L'acquario"

"Fantasma"

"Un coniglio"

"Un coccodrillo con nastro rosa"

"Due bimbi al mare"

"Un bambino" 

"Bambino"

"Elefante"

"Un orso"

"Un castello, che prima era un igloo"

"Un elefante"








venerdì 19 febbraio 2016

Quando il Metodo Munari® non è solo in un laboratorio: storia di un giocattolo


Sempre più spesso ho il piacere di parlare con genitori desiderosi di offrire ai propri bambini opportunità interessanti e sostanziose. Assisto felice alla partecipazione di genitori che si informano, che leggono, che mi chiedono cosa possono fare per migliorare la qualità delle esperienze che possono proporre. 
Qualcuno resta dispiaciuto se e quando non riesce a partecipare ad un Laboratorio Metodo Bruno Munari®.
Quello che mi piace raccontarvi oggi è quanto in realtà il Metodo Bruno Munari® possa essere in molte cose, anche al di fuori di un laboratorio.
Il Metodo Bruno Munari® può essere, ad esempio, in un giocattolo.
Io ne ho disegnato uno per Italiantoy, vi racconto la storia.

Italiantoy "è una collezione di giochi voluta da Zaffiria, Centro per la media education con sede a Bellaria Igea Marina che da venti anni lavora con le scuole, con i musei, con le biblioteche. Il Metodo Bruno Munari®, la gestione del Centro Alberto Manzi e il lavoro quotidiano con genitori, insegnanti, educatori e soprattutto bambini ci ha spinto a creare per loro giochi pieni di meraviglia, stupore, bellezza".

Italiantoy è dunque un marchio che realizza giochi ispirati all'Arte, al fare, a Bruno Munari e ad Alberto Manzi. Sono tutti bellissimi, potete vedere l'intero loro catalogo qui. 

La storia con Italiantoy parte da una mia illustrazione di molti anni fa quando Alessandra Falconi, una delle creatrici del marchio, la nota in giro per questo fantastico mondo chiamato web.

© Cecilia Ramieri, Una città, Incisione a ceramolle, 2011

Il mio amore ossessivo e devoto per "Le città invisibili" e un legame segreto che mi lega a Venezia, mi avevano portato, negli anni, a realizzare questa e molte altre illustrazioni sul tema.
Alessandra Falconi, che mi conosceva per il mio Master in Metodologia Bruno Munari®, mi contatta e mi offre la possibilità di collaborare con loro inventando un gioco ispirato proprio all'opera di Calvino. 
Trasecolata, accolgo le richieste del marchio: un gioco grande, tridimensionale.

Tiro fuori dai cassetti disegni, incisioni, schizzi, tutte le sessanta cupole della città di Diomira, penso e disegno, disegno e penso. 
Il Metodo Bruno Munari® mi supporta nella creazione di tutto il progetto: quale esperienza voglio offrire al bambino? 
Voglio dare al bambino una tecnica, un modo per "fare"con le sue mani. 
Voglio un gioco aperto, possibilmente illimitato, che sia un modulo, una regola replicabile all'infinito e una grande collezione di possibilità combinatorie.
Voglio fare qualcosa che appaia, che si riveli, proprio come le città invisibili che si svelano agli occhi del viaggiatore che arriva e che nella città, con tutte le sue sensazioni ed emozioni, si addentra.

Quello che ne salta fuori è un gioco non esageratamente grande, sicuramente bidimensionale, basato su quella che secondo me è più di tutte la tecnica che appare, che si rivela: il frottage. 




Il gioco si compone di 12 tavolette stampate in rilievo e di 18 stencil di forme geometriche e qualche forma più libera e più ispirata al mio segno e al mio universo.
Appoggiando il foglio bianco su una delle tavolette e sfregando un pastello a cera entro i contorni interni oppure oltre quelli esterni degli stencil, combinando le forme geometriche in un numero infinito di modi, ecco che appariranno case, palazzi, archi, tetti, cupole, ponti. 


© Cecilia Ramieri per Italiantoy, Zoe Ci_prove, 2016

Gli stencil possono essere usati anche senza frottage: come dime per pastelli colorati, pennarelli, tempere, carte riciclate o cartoncini colorati. Le forme possono essere ritagliate e si possono tenere i pieni e anche i vuoti. Con pennarelli colorati, forse a punta fine, si possono aggiungere dei particolari: un gatto, una pianta succulenta, una falce di luna calante oppure crescente.


© Cecilia Ramieri per Italiantoy, Zoe Ci_prove, 2016

© Cecilia Ramieri per Italiantoy, Zoe Ci_prove, 2016

Esattamente come in un Laboratorio Metodo Bruno Munari® il bambino è protagonista attivo del gioco.

Qualche parola ancora, piuttosto un invito, a leggervi qui il pensiero e i valori di Italiantoy.
E cioè di un marchio che è un progetto culturale: dare al bambino uno strumento con dei valori estetici e morali, pensato davvero per lui, che lo accompagni, lo aiuti, lo sostenga nella sua crescita.
Italiantoy ci parla di giocare bene, in un tempo lento dove il bambino può sperimentare, fare, disfare, progettare, ricominciare. Realizza giocattoli che credono nell'intelligenza del gesto, che coltivano la creatività e sostengono la manualità, che hanno più livelli di gioco e di lettura.

Un ultima cosa, che ancora non vi ho detto! Il mio gioco si chiama Zoe Ci: un nome di donna, come tutte le città invisibili di Italo Calvino, proprio come una città di quell'opera. 
Ma anche come il nome di una bambina speciale che conosco personalmente. 
Perchè poi la cosa davvero più emozionante nel progettare e condurre un laboratorio o nel fare un giocattolo è proprio questa: i bambini a cui la cosa è destinata, quei bambini, tutti, ai quali vuoi fare, con tutta te stessa, un dono. 



© Italiantoy (e Cecilia Ramieri)




Nota: un ringraziamento speciale a Giulia e Francesco, due bambini che sono fidati collaudatori, aiutanti, suggeritori, aggiustatori. 

giovedì 17 dicembre 2015

Quando una maestra non fa un lavoretto

Scuola dell'Infanzia, interno giorno, inizio di dicembre.
L'aria comincia a fremere, gli animi a ribollire: il Natale è alle porte e dobbiamo preparare il lavoretto! Natale, infatti, è uno di quei momenti dell'anno nel quale il lavoretto trova la sua massima concentrazione.
Le possibilità su cui far ricadere la scelta sono svariate e riguardano le principali figure natalizie: babbo natale, albero e Natività sono sul podio, seguiti da pupazzi di neve, angioletti, omini di pan di zenzero, renne. 
Anche i colori sono quelli tradizionali: molto rosso, parecchio verde, qua e là, come una nevicata, un po' di bianco. 
Fatta la scelta della figura natalizia, quale tipo di lavoretto scegliamo?


 © Cecilia Ramieri

Come lo completiamo?


 © Cecilia Ramieri


Come abbiamo già visto qui, per quanto buffo, simpatico, ben fatto il lavoretto è per definizione, e senza offesa alcuna, l'assemblaggio di pochi o tanti pezzi, solitamente scelti e preparati da qualcun altro, che non lascia spazio a sperimentazione e ricerca.
Ne consegue che il prodotto finale, di tutta una classe, sarà più o meno questo


 © Cecilia Ramieri

Ma non sempre, non in tutte le scuole, le cose vanno così. 
Da ottobre progetto e conduco Laboratori Metodo Bruno Munari® in una scuola della mia città che per prima (e al momento unica) ha voluto un Laboratorio Permanente Metodo Bruno Munari®.
Con questi bambini ho scelto di partire da un laboratorio base di Munari: il segno. 
Abbiamo sperimentato i segni diversi con diversi strumenti grafici, poi con le tempere, poi invertendo i colori: se prima erano strumenti neri su carta bianca poi sono diventati strumenti bianchi su carta nera. 
Un Laboratorio Permanente Metodo Bruno Munari® significa attenzione e ricerca che lavorano sulla continuità, e che sono in divenire e in ascolto. Di questo vi racconterò un'altra volta; è facile però intuire che tale impegno coinvolge pienamente le maestre che lavorano insieme a me in questo progetto. 
Curiosa e desiderosa di fare bene e meglio, Magdalena Lato, maestra del gruppo dei 5 anni, ha colto il senso della mia proposta sul segno ed è andata avanti. 
Ha chiesto ai bambini di provare a disegnare un albero di Natale cambiando lo strumento, il modo di usarlo, il tipo di segno. 
Ha scelto di dare ai bambini solo strumenti neri, ebbene si, anche se è Natale, perché i bambini si concentrassero sul segno e sul disegno invece che sul colore. 
In un secondo momento inviterà i bambini a comporre i loro alberi in un catalogo che sarà il regalo di Natale ai genitori (esattamente ciò che il lavoretto significa).

Vi invito a guadare con attenzione gli alberi di Natale di seguito, sono tanti, ma ne varrà la pena. Prendetevi un momento di respiro, proprio come gli alberi invitano a fare.
Osservate come certi strumenti portino a un segno grosso ed altri conducano al dettaglio.
Osservate come cambiando il tipo di segno cambi anche il tipo di albero. 
Osservate quanta diversità e ricchezza c'è in ogni fila, che corrisponde ad UN bambino. Quanti alberi ha fatto quel bambino, oltre a quello che già sapeva fare, che già faceva parte del suo immaginario e delle sue capacità, oltre allo stereotipo del solito albero verde?